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Il paradiso di mare e sesso parte 2


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
13.06.2026    |    80    |    0 8.0
"Il secondo round sulla battigia Ci spostammo di nuovo verso il bagnasciuga, dove la sabbia era più fresca e bagnata dall'acqua..."
La mattina del secondo giorno iniziò presto nella posada "Mediterraneo". Quando io e Stefany ci svegliammo, la stanza era già inondata da quella luce caraibica accecante, e l'aria profumata di sesso della notte passata si mescolava all'odore del caffè che saliva dal patio interno. Eravamo esausti ma elettrizzati, con addosso quella strana elettricità di chi sa che il gioco è appena iniziato.

Ci sistemammo alla meglio e scendemmo nel patio per la colazione preparata dalla signora di Pavia. Pochi istanti dopo, la porta della camera di fronte si aprì e fecero la loro comparsa Andrea e Jonas.

L’incontro reale, alla luce del sole, ebbe un sapore completamente diverso rispetto alle ombre della sera prima. Ci sedemmo allo stesso tavolo e l'atmosfera si fece subito densa di sguardi complici. Andrea indossava un copricostume di lino bianco, leggerissimo e quasi trasparente, che lasciava intravedere la mancanza totale di biancheria intima e le sue forme generose. Aveva i capelli ancora leggermente spettinati e un sorriso malizioso stampato in faccia.

Jonas, dal canto suo, si accomodò con la sua solita calma olimpica. Ci salutò con una stretta di mano cordiale, dondolando il suo Rolex d'oro al polso, sornione e rilassato, come un uomo perfettamente consapevole di tutto ciò che era accaduto nella nostra stanza e, soprattutto, di ciò che sarebbe accaduto sull'atollo.

Mentre sorseggiavamo il caffè e mangiavamo la frutta fresca, i piedi di Andrea cercavano costantemente quelli di Stefany sotto il tavolo. I loro sguardi si incrociavano continuamente, carichi di una promessa silenziosa. L'attesa di partire stava diventando una tortura eccitante; il desiderio era palpabile, trattenuto a stento tra una chiacchiera formale sui piani della giornata e un sorso di succo tropicale.

Verso le nove, la signora della posada ci avvisò che tutto era pronto. Ci incamminammo verso il molo di Gran Roque, dove ad attenderci c'era la lancia di proprietà esclusiva dell'albergo.

I barcaioli della struttura avevano già pianificato tutto con la precisione che li contraddistingueva: stavano caricando a bordo le attrezzature da spiaggia della posada, l'ombrellone, le sdraio e i grandi contenitori termici che avrebbero custodito il nostro pranzo caldo fino a mezzogiorno, insieme a una scorta infinita di birre e ghiaccio.

Salimmo a bordo. La lancia accese i motori e si staccò dal molo, fendedo un mare calmo e cristallino. Io e Stefany eravamo seduti di fronte ad Andrea e Jonas; il vento caldo ci accarezzava la pelle e il sole faceva risaltare la bellezza atipica di Stefany, con i suoi ricci che si muovevano liberi e le sue gambe infinite in mostra. Andrea non le staccava gli occhi di dosso, e persino Jonas manteneva un silenzio attento, godendosi la complicità che univa quel piccolo gruppo.

La barca correva veloce verso un nuovo atollo deserto, una lingua di sabbia bianca sperduta nel nulla, dove non avremmo trovato nessuno se non i nostri desideri.

Non appena la lancia toccò la riva dell’atollo, i barcaioli saltarono in acqua per scaricare tutto il materiale dell'hotel. Con mossa rapida e collaudata, montarono l’ombrellone e disposero le sdraio sulla sabbia candida. Prima di risalire a bordo per tornare a Gran Roque, il marinaio capo mi guardò con un sorriso d'intesa:

— ¡Disfruten, mis panas! Ci vediamo a mezzogiorno per portarvi il pranzo caldo.

Il rumore del motore della lancia svanì lentamente all'orizzonte, lasciandoci nel silenzio più assoluto, padroni totali di quel paradiso terrestre.

Jonas, fedele ai patti e al suo ruolo di spettatore, non perse tempo: prese la sua sedia da spiaggia, si sistemò comodo sotto l'ombra dell'ombrellone, si infilò gli occhiali da sole scuri e aprì la prima birra ghiacciata. Non disse una parola, ma la sua postura e la direzione del suo sguardo parlavano chiaro. Era pronto per lo spettacolo.

Il festival di carne sotto il sole
Stefany ruppe gli indugi per prima. Ricordando la promessa della notte, si sfilò il leggero vestito da spiaggia e lo slip, rimanendo completamente nuda sotto il sole verticale dei Caraibi. La sua pelle dorata e il suo culetto tondo e perfetto erano una visione accecante.

Andrea lasciò andare un sospiro profondo, si tolse il copricostume e sganciò il bikini, liberando le sue tette grandi e sode. Nel giro di un istante, anche io mi liberai dei pantaloncini. Eravamo tre corpi nudi e pulsanti sulla battigia, bagnati dal riflesso turchese dell'oceano, immobili davanti all'unico spettatore della spiaggia.

Andrea si avvicinò a Stefany, prendendole le mani. Le fece fare qualche passo indietro, finché l'acqua fresca del mare non arrivò a bagnare le loro caviglie.

— Non ho fatto altro che pensarti da quando sono uscita dalla tua stanza — sussurrò la bionda, prima di far scivolare le mani sui fianchi di Stefany e tirarla a sé per un bacio profondo, umido, che diede il via al delirio.

Stefany rispose con foga, inarcando la schiena. Andrea si inginocchiò sulla sabbia bagnata, proprio davanti alla mia ragazza, e affondò il viso direttamente tra le sue gambe lunghe, iniziando a leccare la sua fica rasata con colpi lunghi e decisi. Stefany gridò di piacere, gettando la testa all'indietro, mentre le onde cortissime le accarezzavano i piedi.

Dall'ombra dell'ombrellone, Jonas sollevò leggermente la bottiglia di birra, come a fare un brindisi silenzioso a quella prima, caldissima scena.

Vedere le due ragazze in quella posizione, con il sole che faceva brillare i loro umori e il sale sulla pelle, mi fece perdere ogni controllo. Il mio cazzo era teso, duro come il marmo, pronto a rivendicare il possesso di quel momento.

Mi avvicinai da dietro a Stefany, che era ancora persa nelle carezze orali di Andrea. La afferrai per i fianchi flessuosi da ballerina e la piegai a pecora sulla sabbia asciutta, posizionandola esattamente di fronte alla sdraio dove Andrea si era appena sdraiata sulla schiena, pronta a ricevere la bocca di Stefany tra le sue cosce.

Senza preamboli, puntai il mio membro ed entrai con un unico affondo secco direttamente nel culo di Stefany. Lei lanciò un urlo selvaggio che ruppe il silenzio dell'atollo, aggrappandosi con le mani alle gambe tese di Andrea per trovare stabilità. Iniziai a pomparla da dietro con un ritmo violento e primordiale, sentendo la sua carne stringersi intorno a me a ogni colpo, mentre lei si sporgeva in avanti per continuare a baciare e divorare la fica della bionda.

Eravamo un groviglio hardcore di carne, sudore tropicale e fluidi, perfettamente esposti a pochi metri da Jonas. L'uomo nordeuropeo, immobile dietro i suoi occhiali scuri, respirava affannosamente, con la mano che stringeva forte il bracciolo della sedia, completamente travolto dalla potenza visiva di quel gioco a tre.

Il calore era soffocante, il ritmo divenne frenetico e i nostri corpi sbattevano l'uno contro l'altro sollevando spruzzi di sabbia corallina. Sentendo l'orgasmo ormai inevitabile, mi sfilai dal culo di Stefany all'ultimo secondo. Le due ragazze si unirono subito faccia a faccia, pronte, e io sborrai una scarica potentissima di sperma denso che colpì in pieno i loro visi, le loro labbra e i loro seni, lasciando che il sole dei Caraibi sigillasse quel segno di lussuria totale mentre restavamo distesi sul bagnasciuga ad aspettare l'arrivo della barca con il pranzo caldo.Restammo distesi sul bagnasciuga per un bel pezzo, lasciando che l’acqua fredda della risacca ci accarezzasse le gambe e che il sole cocente dei Caraibi asciugasse il sudore e gli umori sulla nostra pelle nuda. Andrea e Stefany si scambiavano ogni tanto qualche carezza pigra, mentre Jonas, dall'alto della sua sedia, sembrava quasi in trans, completamente appagato dallo spettacolo privato a cui aveva appena assistito.

Verso mezzogiorno, puntualissimo, il rumore profondo di un motore ruppe il silenzio dell'atollo. All'orizzonte ricomparve la lancia di proprietà della posada "Mediterraneo". I barcaioli stavano tornando da Gran Roque, come promesso, per portarci il pranzo.

Ci unimmo e ci coprimmo con i teli da mare quel tanto che bastava per decenza mentre la barca puntava la prua sulla sabbia. I ragazzi della posada saltarono a terra carichi di contenitori termici sigillati. In pochi istanti allestirono un vero e proprio banchetto sul tavolino che avevano montato la mattina: quando aprirono i coperchi, ne uscì un fumo profumato e invitante. Il pranzo era caldissimo, cucinato espressamente nelle cucine dell'hotel pochi minuti prima di salpare.

Ci servirono del pesce alla griglia freschissimo, riso bianco ben caldo, un'insalata ricca di avocado, pomodoro e cipolla, e una montagna di tostones d'ordinanza, caldi e croccanti. Ci lasciarono anche una nuova scorta di birre ghiacciate dentro il frigorifero portatile. Fatto il loro lavoro, i marinai risalirono in barca e ripartirono immediatamente verso Gran Roque, lasciandoci di nuovo padroni assoluti del nostro lembo di terra.

Il banchetto dei sensi
Mangiammo all'ombra dell'ombrellone, ancora completamente nudi, lasciando che il sapore del pesce e la freschezza della birra rimettessero in circolo le energie. Il cibo caldo e il sole verticale accesero una nuova, sottile forma di malizia.

Andrea, con le sue tette grandi e sode libere da ogni laccio, mangiava con una sensualità sfacciata, facendo cadere volutamente qualche goccia di succo di lime sul petto, che Stefany provvedeva subito a leccare via con la punta della lingua. Jonas partecipava al pranzo con la sua solita calma olimpica, sorseggiando la sua birra e guardando le due ragazze con un sorriso saggio e sornione, da uomo che sapeva esattamente come godersi la vita attraverso gli occhi.

Finito il pranzo, la combinazione tra il cibo, il calore e l'alcol ci regalò una piacevole sonnolenza. Ci sdraiammo vicini sulle sdraio, con il corpo di Stefany incastrato tra il mio e quello di Andrea. Rimanemmo abbracciati a fare un po' di penichella, cullati dal rumore del vento e del mare, mentre la pelle bruciava leggermente per il sole caraibico.

Verso le tre del pomeriggio, il caldo iniziò a farsi meno soffocante, lasciando spazio a una brezza leggera. Fu Andrea a svegliarsi per prima. Si mise a cavalcioni sopra Stefany, che teneva ancora gli occhi chiusi, e iniziò a svegliarla baciandole delicatamente le palpebre, poi le labbra, scendendo lentamente verso il collo e i piccoli seni sodi.

Stefany si svegliò con un sorriso languido, allungando le sue gambe infinite sulla sabbia e inarcando il bacino verso l'amica. Io mi tirai su sui gomiti, sentendo il cazzo che, richiamato da quella visione ravvicinata, tornava a tendersi prepotentemente contro la pancia.

Jonas si sistemò meglio sulla sua sedia, si riposizionò gli occhiali scuri e si mise comodo. Il secondo tempo dello spettacolo era appena iniziato.

Andrea si girò verso di me, mi guardò negli occhi con una foga nordeuropea che non ammetteva repliche e disse a voce bassa:

— Adesso voglio che la prendi di nuovo davanti a me. Ma questa volta voglio essere io a guidarti.

Il secondo round sulla battigia
Ci spostammo di nuovo verso il bagnasciuga, dove la sabbia era più fresca e bagnata dall'acqua. Andrea si mise in ginocchio, afferrò Stefany per i fianchi e la posizionò a pecora, con il suo culetto tondo e perfetto sollevato verso il cielo e rivolto direttamente verso l'ombrellone di Jonas.

Andrea si mise esattamente sotto di lei, sdraiata sulla sabbia bagnata con la testa tra le gambe di Stefany, iniziando a divorarle la fica con una fame selvaggia. Io mi portai dietro la mia ragazza. Il mio membro era duro come la roccia, venato e lucido di desiderio.

Afferrai le natiche di Stefany, le allargai leggermente e spinsi con un colpo unico, deciso e profondo dentro il suo ano. Stefany cacciò un urlo acuto, un lamento di puro godimento che si perse nel rumore delle onde, mentre le sue mani cercavano la sabbia per non cadere. Iniziai a possederla da dietro con un ritmo battente, regolare, quasi violento, mentre lei si piegava in avanti per offrire la sua intimità alla bocca instancabile di Andrea.

Eravamo un ingranaggio perfetto di carne e fluidi sotto il sole calante dei Caraibi. Jonas, a pochi metri, respirava affannosamente, con gli occhi piantati sul retro della ballerina che si muoveva freneticamente sotto i miei affondi.

Sentendo l'orgasmo risalire violento lungo la schiena, avvisai le ragazze. Mi sfilai dal culo di Stefany all'ultimo secondo; le due si girarono subito verso di me, unite guancia a guancia, e io sborrai una scarica potentissima di sperma denso che andò a bagnare i loro visi, le loro bocche e i loro petti dorati, mescolandosi al sale e alla lozione solare.

Restammo lì, esausti e svuotati, distesi sul bagnasciuga a ridere e a riprendere fiato, mentre in lontananza cominciava a profilarsi l'ombra della lancia dell'albergo che stava tornando per riportarci alla posada.
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